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L’intelligenza artificiale ‘legge’ come l’uomo

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MILANO – L’intelligenza artificiale ‘legge’ come l’uomo. E’ la conclusione di uno studio firmato da ricercatori dell’università di Padova, pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’. Il lavoro mostra “come, riproducendo in una simulazione al computer la capacità umana di percepire le lettere utilizzando algoritmi di deep learning (l’ultima frontiera dell’intelligenza artificiale), la rete neurale ‘veda’ le lettere nello stesso modo in cui le vede un osservatore umano”, riassumono dall’ateneo patavino. “Abbiamo presentato a una rete neurale artificiale migliaia di immagini ‘naturali’ come foto di paesaggi – spiega Marco Zorzi, del Dipartimento di psicologia generale dell’università di Padova e del Padova Neuroscience Center, coordinatore dello studio – in modo che i neuroni della rete apprendessero come rappresentare le caratteristiche visive più semplici (ad esempio linee orientate) così come avviene nella corteccia visiva primaria del nostro cervello”. Così “abbiamo visto come i neuroni dello strato più profondo della rete neurale, ‘osservando’ in seguito immagini di lettere che variano per font, stile e dimensioni, senza avere ricevuto alcuna informazione sull’identità delle lettere – precisa lo scienziato – abbiano sviluppato rappresentazioni visive complesse fino a raffigurare forme astratte delle lettere, combinando le caratteristiche visive più semplici codificate dai neuroni dello strato precedente. Infine, abbiamo verificato che la rete neurale riproduce accuratamente la percezione umana delle lettere”.

Per gli autori, il risultato supporta “l’affascinante ipotesi che le forme dei simboli in tutti i sistemi di scrittura umani siano state culturalmente selezionate per adattarsi al meccanismo neurale che le assembla a partire da semplici tratti”. Lo studio, condotto – sotto la guida di Zorzi – da Alberto Testolin, assegnista di ricerca dell’università di Padova, e Ivilin Stoianov, ricercatore del Cnr, “apre nuove e importanti strade all’affinamento dell’intelligenza artificiale – si legge nella nota – e al contempo può trovare applicazione per una migliore comprensione dei processi visivi nella lettura e dei loro deficit nella dislessia”. 

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