Slow technology, la nuova sfida per il Made in Italy

"Pensare alla tecnologia in modo consapevole, come un ampio processo di sviluppo che rafforzi l'aspetto etico, cosi', investire in una sorta di 'slow and ethic technology', significa tenere in considerazione e valutare tutte le conseguenze e l'impatto sulla nostra societa' di ogni singola innovazione, facendo riferimento ai nostri valori e mettendo al centro sempre l'individuo". E' questa la proposta lanciata da Fabio De Furia, presidente della Miami Scientific Italian Community, a margine del Ces, la piu' grande fiera hi-tech dedicata all'elettronica d'uso quotidiano, in programma a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio. "La competitivita' industriale, specie se declinata in contesti internazionali, e' fortemente connessa ai processi di innovazione tecnologica- commenta De Furia- e la capacita' di utilizzare, nei propri prodotti e servizi, tecnologie allo stato dell'arte, e' uno degli asset principali per quelle imprese che si misurano sul mercato globale.

L'innovazione tecnologica, pero', viaggia ad una velocita' impressionante e, spesso, non si riesce a rispondere in maniera celere ed efficace ai cambiamenti in corso. Per questo stiamo lavorando affinche' il mondo scientifico e quello imprenditoriale si seggano insieme intorno ad un tavolo di lavoro sulla 'slow and human centered technology' per riflettere sulle dinamiche di sviluppo scientifico-tecnologiche e sui suoi effetti, mettendo al centro gli elementi fondanti della nostra societa' come l'uomo e la famiglia". "Vogliamo promuovere le competenze Made in Italy che, con la loro energia innovativa, come dimostrano le migliaia di brevetti in pancia al nostro Paese, rappresentano un'opportunita' di crescita del 'sistema Italia'- conclude De Furia- quel talento ed eccellenza nei settori ad alto tasso di innovazione che possa incentivare e favorire un circuito virtuoso per il trasferimento tecnologico dalle nostre universita' e centri di ricerca verso imprese globali".