Medicina bioelettronica: unione della biologia delle malattie e tecnologica miniaturizzata

La  medicina bioelettronica, basata su dispositivi miniaturizzati e impiantabili in grado di modificare i segnali elettrici che passano lungo i nervi del corpo umano, è capace di interferire su quegli impulsi alterati causa di diverse malattie come l’artrite reumatoide (patologia articolare di origine autoimmune), l’asma e il diabete. L’obbiettivo di questa medicina è quello di lavorare sull’attività elettrica del nostro organismo: agire sulle malattie, dunque andando a lavorare in modo mirato dove il danno viene generato. A luglio, i ricercatori di una compagnia americana con base in California, SetPoint Medical, hanno pubblicato su “The prooceding of National Academy of Sciences” i risultati preliminari di una ricerca bioelettronica su una malattia infiammatoria come l’artrite reumatoide.

E’ stato stimolato il nervo vago, il nervo più lungo del nostro organismo, dal cervello all’addome. Inibendo gli stimoli elettrici dei neuroni attraverso piccoli dispositivi impiantabili nel corpo umano si ha la possibilità di affrontare la patologia e di limitare gli effetti più gravi, il tutto senza somministrare farmaci. Si sovrappongono, così la conoscenza della biologia delle malattie e la competenza tecnologica nella mini-elettronica.

La neonata compagnia, con sede in Gran Bretagna (540 milioni di sterline di investimento)  è stata chiamata “Galvani Bioeletronics” in onore dello scienziato italiano Luigi Galvani che per primo, alla fine del settecento iniziò ad esplorare il campo della bioelettricità.

Nel 1780 scoprì che i muscoli delle gambe di una rana si contraevano quando veniva toccato il nervo sciatico con due pezzi di metallo. Nasce da questo esperimento la teoria della bioeletricità.