Dilagano le sostanze chimiche. Da Helsinky arriva il REACH per tutelare l’ambiente e la salute

Intervista all’Ing. Pietro Paris dell’Ispra, membro del Comitato per la valutazione del rischio dell’Agenzia Europea per le sostanze Chimiche (ECHA)

Del REACH, acronimo del Regolamento per la Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle sostanze chimiche se n’è parlato al Convegno di Labozeta Spa al Cnr Insean di Roma lo scorso 12 ottobre. Un argomento tanto importante quanto complesso che, attraverso le sue prescrizioni, vuole portare ordine nel settore della chimica  a tutela della salute e dell’ambiente. D’altra parte le sostanze chimiche oggigiorno sono praticamente ovunque. Dai vestiti alla cosmetica, dagli oggetti di uso comune, come i giocattoli per bambini ai prodotti per la pulizia della casa, sono innumerevoli le sostanze presenti sul mercato.

Abbiamo chiesto delucidazioni all’Ing. Pietro Paris che coordina l’unità dell’Ispra che svolge i compiti nazionali del Regolamento ed è membro del Comitato per la valutazione del rischio dell’ECHA, European Chemicals Agency di Helsinky, che è il riferimento scientifico e normativo del nuovo quadro regolamentare delle sostanze chimiche.
Ingegner Paris, il Reach è nato con il grande obiettivo di elevare il livello di sicurezza nell’uso delle sostanze chimiche, considerando sia la sostenibilità ambientale sia la tutela dell’individuo. Le aziende, specie chi produce o importa in Europa sostanze chimiche al disopra della soglia di una tonnellata/anno è tenuto a registrare le sostanze all’ECHA, producendo un dossier con le informazioni adeguate a dimostrazione che l’uso delle sostanze avviene senza rischi per l’uomo e per e per l’ambiente.
In che modo il REACH garantisce la sicurezza rispetto al rischio delle sostanze pericolose?

Il REACH ha diversi strumenti per gestire il rischio delle sostanze pericolose. Il più importante è quello che riguarda le sostanze cosiddette “estremamente preoccupanti” (in inglese sono chiamate Substances of Very High Concern – indicate come SVHC), come ad esempio le cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione, i distruttori endocrini, ma anche le sostanze persistenti e bioaccumulabili e tossiche, che sono le più pericolose per l’ambiente. Le autorità europee e nazionali stanno operando uno screening per individuare queste sostanze, che vengono inserite in un elenco “candidate list” e che dovranno essere tolte dal mercato, e sostituite con sostanze sicure.

Quante sono al momento le sostanze bandite dall’Echa?
Attualmente nell’elenco sono comprese 174 di queste sostanze, e l’UE è impegnata a individuare tutte quelle sul mercato entro il 2020.
Un altro meccanismo per garantire la sicurezza sono le “restrizioni”, con le restrizioni si vietano gli usi più rischiosi delle sostanze chimiche, fino ad arrivare al bando totale, ove necessario. Con il REACH sono state messe in atto finora più di venti restrizioni, su sostanze quali gli ftalati, le sostanze perfluoro-alchiliche (che in Veneto sono responsabili di una contaminazione diffusa delle acque di falda, come il piombo vietato in molti prodotti).

Un altro meccanismo (ma questo andrebbe citato per primo perché è quello di base) è quello della classificazione di pericolo. Chi utilizza le sostanze chimiche è obbligato a individuare tutte le caratteristiche di pericolo delle sostanze, operando la classificazione ed etichettando i prodotti che le contengono, in modo da informare adeguatamente gli utilizzatori e i consumatori. Dopo l’entrata in vigore del REACH sono state operate oltre 200 classificazioni armonizzate.
Cosa succederà a giugno 2018, termine in cui tutte le aziende dovranno mettersi in regola con il REACH?

Il REACH è entrato in vigore nel 2007, prevedendo una fase transitoria che terminerà il 31 maggio 2018. Entro quella data tutte le sostanze presenti sul mercato dovranno essere registrate da produttori e importatori. Sulla base del principio “no-data no-market”, infatti, le sostanze non registrate a quella data non potranno più essere prodotte o importate in Europa.
La scadenza del prossimo anno è particolarmente importante perché a differenza di quelle passate riguarda la soglia più bassa di produzione e importazione delle sostanze (1-100 tonnellate/anno) e avrà un impatto soprattutto sulle piccole medie imprese, che specialmente in Italia rappresentano gran parte della struttura produttiva.
C’è il rischio concreto che alcune imprese, non procedendo alla registrazione, non potranno più utilizzare le sostanze necessarie al loro ciclo produttivo. Per questo da anni è stata avviata una campagna capillare di sensibilizzazione, sia da parte dell’ECHA, sia a livello nazionale.

Quali enti sono deputati al controllo dei prodotti in Europa?

E’ stato istituito un sistema di vigilanza che fa capo alle autorità nazionali dei singoli stati dell’UE. In Italia l’Autorità Competente è il Ministero della Salute. Il sistema dei controlli è attuato attraverso un’autorità ispettiva centrale, delle Regioni e delle Province autonome, così come attraverso strutture quali gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (USMAF), i Nuclei antisofisticazioni e sanità dell'Arma dei Carabinieri (NAS) e l’Agenzia delle dogane, da sempre impegnata nei controlli sulle merci ai confini.


Al momento abbiamo una massiccia importazione dall’estremo oriente. Se pensiamo ai vestiti oppure ai giocattoli per i bambini fatti in Cina, Paese in cui non esistono regole di questo genere, come intende procedere l’Europa?

Chi importa sostanze, sia in quanto tali, sia contenute in prodotti e in articoli, è soggetto agli adempimenti REACH, allo stesso modo di chi produce nell’UE. Chi importa dalla Cina e da qualsiasi altro Paese è pertanto tenuto a rispettare le prescrizioni REACH. Questo vale soprattutto per le aziende che importano in Europa grandi quantità di sostanze chimiche (sopra a 100 tonnellate/anno) che operano pertanto in conformità al regolamento REACH.
In conclusione e nel rispetto di questo regolamento il consumatore e l’ambiente potranno davvero ricevere un effetto positivo?

Sì, il bilancio nel lungo termine è decisamente positivo, non solo per la maggiore sicurezza nella gestione delle sostanze chimiche, ma anche in termini di innovazione e competitività delle imprese.
Il REACH è nato con il grande obbiettivo di garantire ulteriormente l’ambiente e la salute dall’uso delle sostanze chimiche. L’adozione del Regolamento si è resa necessaria in quanto in precedenza solo un numero ridotto di sostanze chimiche, rispetto alle decine di migliaia presenti sul mercato, era stato valutato dal punto di vista della sicurezza.

Con l’obbligo della registrazione, richiesto dall’ECHA, si sta realizzando un’anagrafe delle sostanze chimiche e un database sulle loro caratteristiche. Queste informazioni sviluppano una conoscenza approfondita delle sostanze e del loro corretto uso, nonchè la loro potenziale pericolosità affinchè, ove necessario, vengano messe in atto tutte le misure di restrizione e divieto per impedire rischi per l’uomo e l’ambiente.

Alessandro Ambrosin

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